27/05/2019

La Propriocezione nell’Allenamento Funzionale tra miti e realtà

di Emilio Troiano
Indice

Non c’è Allenamento Funzionale senza il condizionamento della Propriocezione

Nell’Allenamento ci sono tante cose a cui pensare, tante caratteristiche da allenare, dalla Forza alla Resistenza, dalla Mobilità Articolare alla Coordinazione, l’Equilibrio, la Stabilizzazione, la Velocità, la Potenza.
Si rischia di “avere troppa carne al fuoco”, e molto spesso per semplicità ci si concentra sulle capacità più strettamente connesse all’obiettivo da raggiungere, e si trascurano tutte le altre.
Ne è esempio lampante la Mobilità Articolare…. Quanti la allenano in palestra? Quanti pensano che debba essere allenata? E di quei pochi che ne hanno sentito parlare, quanti realmente pensano che sia indispensabile per potersi allenare? La maggior parte delle persone pensano che sia una perdita di tempo, o meglio “non ho tempo e non la faccio”, oppure “mi annoia, preferisco fare altro”. E solo quando poi si arriva a crearsi delle retrazioni muscolo-tendinee e degli scompensi posturali così importanti da non poter proseguire con gli allenamenti, che ci si rende conto di quanto sia importante un’ottima base di Mobilità Articolare per poter sovraccaricare la propria struttura muscolo-scheletrica e articolare.

Lo stesso discorso vale per un’altra caratteristica che riguarda l’allenamento di ogni persona, la “semi-sconosciuta” Propriocezione! Già la parola, impronunciabile se non la conosci già, ti porterebbe ad evitarla come il tuo peggior nemico, ma per i più audaci, estremi conoscitori dell’allenamento fisico, spesso si riduce al mero utilizzo di tavolette instabili che per l’appunto vengono chiamate “tavolette propriocettive” (come se lo fossero loro insite di natura…).

Cosa ancor più grave è per chi vuole allenarsi con protocolli di Allenamento Funzionale, ma trascura l’allenamento propriocettivo, oppure lo riduce ad esercitazioni che più che di Functional Training, diventano esibizioni folcloristiche di “Circus Training”, che non solo non migliorano nulla, ma che anzi, non fanno altro che creare adattamenti neuro-muscolari e posturali dis-funzionali perché non tengono conto della Biomeccanica motoria del corpo umano!

Ma attenzione che qualsiasi programma di Allenamento Funzionale degno di tale nome deve puntare a far riscoprire il proprio potenziale neuro-motorio alla persona che si allena. 
Questo passa necessariamente attraverso la costruzione della consapevolezza corporea in ogni Movimento svolto durante l’allenamento. 
In poche parole ciò avviene attraverso la costruzione della Propriocezione, la capacità di percepire e controllare il proprio corpo nello spazio in tempo reale, all’interno della costruzione di schemi neuro-motori “biomeccanicamente puliti” e man mano sempre più complessi.

Propriocezione e Coordinazione Neuro-motoria, un legame inscindibile!

Lo sviluppo della Propriocezione rientra in quello che è definito come il condizionamento delle Capacità Coordinative, le quali a loro volta sono fondamentali per l’incremento di tutte le Capacità Condizionali (Forza, Velocità, Potenza e Resistenza) della persona, sia essa un atleta o un semplice praticante amatoriale.
Lo sviluppo delle Capacità Coordinative deve seguire un ordine progressivo ben preciso, che va dalla costruzione della Coordinazione Generale, alla Coordinazione Speciale laddove riveste un ruolo fondamentale il Sistema Propriocettivo, fino ad arrivare alla Coordinazione Specifica, che risulta essere determinante nell’esecuzione tecnica raffinata dei vari Sport.

In sostanza come uno scultore quando sceglie una roccia per scolpire la sua statua, ha già in mente ogni dettaglio della sua opera ancor prima di eseguirla, così il Preparatore Fisico, quando inizia a lavorare col suo atleta/cliente deve conoscere alla perfezione dove vuole portarlo in termini di esecuzione dei movimenti che gli servono (schemi tecnici specifici per gli atleti e schemi neuro-motori di base per eseguire al meglio i movimenti nella vita quotidiana per quanto riguarda le persone comuni), nel momento in cui delinea la Periodizzazione e sceglie i mezzi da utilizzare nei Protocolli di Allenamento (gli attrezzi da utilizzare e gli esercizi da eseguire).
Se dalla roccia si vuole arrivare al David di Michelangelo, l’artista inizierà dapprima a sgrossare la massa per avvicinarsi alla forma di una persona (Coordinazione Generale), poi arriverà progressivamente a delinearne aspetti caratteristici di un uomo (Coordinazione Speciale), per terminare la sua opera meravigliosa, scolpendone ogni raffinato dettaglio (Coordinazione Specifica).
Così il Preparatore Fisico dovrà iniziare dalla costruzione degli schemi neuro-motori di base che insegnano al suo allievo ad utilizzare i fulcri neuro motori fondamentali (anche e cingolo scapolare) e a stabilizzare l’asse portante del corpo (la colonna vertebrale), durante i movimenti semplici (Coordinazione Generale). Poi dovrà costruirgli la capacità di eseguire gli schemi di base in condizioni di difficoltà, tramite la creazione di dinamiche impreviste (Coordinazione Speciale), per poi arrivare a schemi sempre più articolati e complessi in modo da essere pronti a reagire prontamente ad ogni imprevisto motorio, sia nelle normali attività quotidiane che soprattutto negli schemi specifici della disciplina sportiva che si pratica (Coordinazione Specifica).

Il meraviglioso Sistema Propriocettivo

Per quanto riguarda l’esecuzione di ogni movimento oltre al Sistema Neuro-Muscolare che permette la contrazione muscolare e quindi l’espressione di Forza (tramite la coordinazione intramuscolare ed intermuscolare), per la gestione delle azioni motorie risulta determinante il Sistema Propriocettivo grazie alla sua capacità di fornire al Sistema Nervoso Centrale informazioni della massima precisione ed in tempo reale a proposito dei:
– parametri del movimento biomeccanico (velocità, forza, direzione, accelerazione);
– parametri fisiologici sullo stato e sui cambiamenti biologici che si verificano nei muscoli, nei tendini e nelle articolazioni in conseguenza del movimento effettuato.
La maggior parte delle informazioni propriocettive non raggiunge mai il livello di coscienza, essendo deputate al controllo dell’elaborazione del progetto motorio e alla sua esecuzione.
Il controllo e l’esecuzione dei movimenti avvengono sia nella fase di trasmissione, nella quale il progetto motorio elaborato nell’encefalo viene trasmesso ai motoneuroni, sia nella fase di esecuzione, in cui i motoneuroni attivano l’apparato locomotore che esegue fedelmente gli ordini ricevuti.
A questo livello la Propriocezione è importantissima, sia per un meccanismo di controllo sulla corretta esecuzione del movimento, sia per un meccanismo di eventuale correzione nel caso in cui imprevedibili fenomeni esterni vengano a turbare i progetti motori strategicamente programmati. 
Si può quindi dire che la Propriocezione viene controllata da circuiti a feedback negativo: l’azione eseguita da un sistema viene confrontata con l’azione programmata, e qualsiasi differenza (errore) viene segnalato al sistema in modo che questo attivi le opportune correzioni.

La sensibilità propriocettiva, e in particolar modo i Propriocettori (recettori sensoriali), sono anche alla base dei riflessi midollari: reazioni di difesa deputate a mantenere l’integrità del corpo a fronte di situazioni potenzialmente dannose. 
In questo loro compito, i recettori attivano alcuni circuiti, esclusivamente midollari, in grado di provocare movimenti reattivi di difesa dell’organismo.

Inoltre il Sistema Propriocettivo nel suo insieme, fornisce informazioni anche alle strutture nervose in grado di elaborare i processi di consapevolezza e coscienza. Esso manda cioè informazioni anche alla corteccia cerebrale.
La percezione propriocettiva cosciente, che noi tutti possediamo, è una costruzione elaborata dalla corteccia cerebrale sulla base delle informazioni provenienti dai recettori propriocettivi periferici.
In questo sistema l’integrazione complessa delle Afferenze periferiche provenienti dai differenti canali percettivi, viene unita alle informazioni provenienti dalla memoria e dall’esperienza. La memoria porta un bagaglio informativo sulle esperienze passate, mentre l’esperienza è lo strumento attraverso il quale ciascuno di noi colora le sensazioni provenienti dal mondo esterno, facendole proprie attraverso l’attribuzione di valori personali.

La sintesi dei tre tipi di informazioni sopra riportate dà luogo a ciò che comunemente viene definito “immagine corporea”, la consapevolezza cioè dell’esistenza, della posizione e del movimento del nostro corpo (la percezione del proprio corpo nello spazio).
A prescindere dai comuni canali sensoriali (vista, udito, tatto), ciascuna persona si forma questa consapevolezza attraverso le informazioni propriocettive. La Propriocettività descrive quindi gli ingressi sensoriali che originano, nel corso di movimenti guidati centralmente, da particolari strutture: i propriocettori. 
La loro funzione principale è di fornire informazioni di retroazione sui movimenti propri dell’organismo, in altre parole di segnalare, istante per istante, quali siano i movimenti che l’organismo stesso sta compiendo; proprio sulla base di queste informazioni i centri superiori sono in grado di correggere o modificare il movimento in corso.

I Propriocettori sono organi sensitivi specializzati, che danno informazioni sia sulle posizioni assunte dal corpo in condizioni di quiete (propriocezione propriamente detta), sia sui parametri dinamici del movimento (cinestesia).
Questi sono: i recettori muscolari (i fusi neuromuscolari, gli organi tendinei del Golgi, i recettori del Pacini a collocazione muscolare, e le terminazioni muscolari libere del muscolo, del perimisio e dell’epimisio); i recettori articolari; i meccanocettori cutanei (i corpuscoli di Merkel, i corpuscoli di Meissner, i corpuscoli di Ruffini e i corpuscoli di Pacini).

Il Flowbag Training® nella costruzione della Propriocezione Funzionale

Sebbene lo sviluppo della Coordinazione e dell’annessa Propriocezione risulti fondamentale nella costruzione della base di ogni persona, non bisogna dimenticare che ancora prima viene la costruzione della Mobilità Articolare, condizione indispensabile questa per poter garantire una struttura posturalmente corretta su cui impiantare e consolidare nel tempo schemi neuro-motori sempre più diversificati e complessi.
Infatti solo con i fulcri articolari mobili e stabili si possono eseguire movimenti sicuri in tutto il range possibile. Altra caratteristica fondamentale dell’Allenamento Propriocettivo che depone a favore della mobilità articolare globale è il corretto funzionamento del sistema fasciale del corpo umano, il quale è particolarmente ricco di recettori propriocettivi. Per cui solo quando abbiamo un equilibrio di tutte le catene cinetiche, possiamo utilizzare al meglio la sensibilità propriocettiva dell’intero corpo durante i movimenti nei tre piani dello spazio (sagittale, frontale e trasverso), senza creare pericolosi scompensi posturali e neuro-motori.

E quì che si inserisce il Flowbag Training®, che grazie all’impiego della Flowbag, sacca cilindrica contenente acqua al suo interno, obbliga la persona al continuo controllo dell’attrezzo stesso nelle traiettorie di movimento man mano sempre più complesse ed instabili, risultandone un costate condizionamento propriocettivo e di stabilizzazione globale a partire dal Core (nucleo centrale del corpo).

In termini pratici il Flowbag Training® (così come altri strumenti operativi del Metodo WTA Functional Training®, come ad esempio il Flying Suspension Training, il Kettlebell Training o il Clubs Training), richiedendo in ogni esercizio dapprima un perfetto controllo posturale, e poi il continuo controllo del baricentro corporeo lungo tutte le traiettorie di movimento, costruisce una propriocezione estremamente funzionale ai movimenti quotidiani e a tutti gli schemi motori sportivi, che ben si differenzia dal lavoro propriocettivo tradizionale sulle tavolette instabili. Quest’ultimo infatti risulta scollegato dagli schemi motori di cui si necessita recuperare o incrementare le funzioni, in quanto non permette l’associazione di schemi motori evoluti e riproducibili nel pratico dei reali schemi neuro-motori quotidiani e sportivi.

Per costruire una Propriocezione realmente utile bisogna costantemente collegarla alla Coordinazione Neuro-motoria, e per farlo bisogna avvalersi non solo di strumenti o appoggi instabili, ma anche di traiettorie di movimento progressivamente sempre più complesse, le quali permettano la costruzione di uno o più schemi neuro-motori che rispettino sempre il corretto assetto posturale biomeccanico della persona che si allena, e in questo contesto l’utilizzo cosciente di uno straordinario attrezzo come la Flowbag, può essere la chiave di volta del vero allenamento propriocettivo!

Commenti
  • Alessia
    Articolo come sempre meraviglioso sotto tutti i punti di vista e vorrei ricollegarmi ad esso per raccontare in pochissime parole i benefici che ho riscontrato su me stessa, e a seguire su miei clienti, con un esercizio stupendo per allenare la "propriocezione: il Dragon Walk con la Flowbag. Il Dragon Walk è un affondo camminato in linea, con il piede in avanzamento, perfettamente in linea con il posteriore mentre il ginocchio della gamba posteriore va ad incrociarsi con il tallone della gamba avanzata, il tutto controllando la perfetta perpendicolarita e stabilità del ginocchio avanti. Esercizio complesso, che richiede mobilità e stabilità e che abbinato alla Flowbag tenuta in posizione di rack lo rende allenante a 360°. Io ho avuto una brutta distorsione alla caviglia destra, circa 3 anni fa e da allora avevo spesso problemi al ginocchio. Il Dragon walk con la Flowbag mi ha creato stabilità , controllo e propriocezione facendomi migliorare la corsa su terreni disconnessi in cuo spesso mi capitava di lavorare con una caviglia rigida, rischiando distorsioni continue o fastidi vari
  • Emilio
    Grazie Alessia per aver riportato la tua testimonianza. Il Dragon Walk con la Flowbag agendo direttamente sul fulcro Anca, sui piani di movimento Sagittale e Trasverso permette di attivare in eccentrica gli ischio-crurali e gli adduttori, che stabilizzano direttamente le ginocchia ed hanno un'azione in catena che coinvolge postero-medialmente anche le caviglie. Per cui pur essendo un esercizio di livello avanzato (che si può scalare eseguendolo a corpo libero), è un esercizio straordinario come preventivo e rieducativo, in specie quando lo si esegue con il carico instabile della Flowbag, che ti obbliga a stabilizzare anche il tronco e il cingolo scapolare durante il movimento a carico delle anche e degli arti inferiori.
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