17/01/2023

Lo Steel Mace Bell nelle Arti Marziali e negli Sport da Combattimento

di Ottavio Tramonte
Indice

Lo Steel Mace, dal Medioevo ai giorni nostri

Noi Occidentali, quando pensiamo alla mentalità del Guerriero, pensiamo agli antichi Cavalieri Medievali, coloro che combattevano al corpo a corpo con le armi bianche.

Si allenavano duramente per essere in grado di muoversi in campo aperto con pesanti armature indosso, e muovere quindi pesanti armi che si scagliavano addosso.

Tra esse, si dice che la mazza medievale (Mace) sia una delle prime armi emerse dal Medioevo in Europa, probabilmente perché era un’arma che poteva essere costruita facilmente senza necessariamente richiedere troppe abilità e conoscenze nella produzione di armi.

Ciò che rende questa un’arma così brutale ed efficace è anche ciò che la rende uno strumento di allenamento così efficace.
Allenarsi con essa diventa un combattimento tridimensionale con se stessi.

Presentazione personale

Mi chiamo Ottavio Tramonte, classe ’82, Coach della WTA Functional Training Academy dal 2022, e praticante di Arti Marziali dall’età di 11 anni. Sin da ragazzo mi sono dedicato con tutto me stesso e tutto il mio tempo, nell’apprendimento e nello studio di diverse Arti Marziali.
Iniziai con il Judo da bambino, prendendo la cintura nera agonistica a 17 anni, per poi dedicarmi alla Boxe Thailandese, combattendo sul ring anche con regole semi-analoghe, dalla Muay Thai alla Kickboxing, dal Sanda al Submission (Grappling).
Negli ultimi anni della mia carriera sportiva, oltre al brevetto di Istruttore di Kravmaga, introdussi nei miei allenamenti l’utilizzo delle armi del Kali Filippino (bastone e coltello), fino a studiare per un paio d’anni la Scherma sportiva, gareggiando di Spada e Sciabola.
Dal 2007, pratico un’Arte Marziale Tradizionale Indo-Olandese, il Pukulan, un sistema pragmatico di percussioni che si basa su Geometria, Fisica e Biomeccanica applicata al movimento.

Cosa ha in comune lo Steel Mace Bell con le Arti Marziali?

L’esecuzione dei Movimenti multi-direzionali ad alta intensità̀, assieme al grande controllo neuro-motorio (che coordina l’alternanza tensione/rilassamento) e la necessità di rimanere concentrati nell’esecuzione degli esercizi con lo Steel Mace, hanno infatti grande attinenza col dinamismo e l’alta concentrazione che sono richiesti in combattimento nelle Arti Marziali.
Grazie allo studio del Metodo WTA Functional Training®, ho scoperto che con una conoscenza ottimale della tecnica esecutiva degli esercizi nel pieno rispetto della Biomeccanica del corpo, e della Programmazione dell’Allenamento Funzionale, si possono ottimizzare di gran lunga le proprie abilità in combattimento.

Forza, potenza, velocità, coordinazione e reattività sono solo alcune delle caratteristiche su cui si possono ottenere miglioramenti che hanno la proprietà di amplificare le frequenze degli impulsi neuromuscolari, fondamentali per incrementare la velocità e la potenza degli schemi motori nel combattimento.

La riscoperta del pieno utilizzo delle mani, segno della nostra evoluzione

Noi abbiamo solo due mani, ma, con il pollice opponibile, dita articolate in tre segmenti e un polso rotante, la mano umana possiede 23 gradi di libertà (cioè 23 possibilità di movimento per adattarsi a un compito).
E così è dimostrato che gran parte del successo evolutivo dell’uomo dipende dalle mani e dal dialogo che le mani hanno stabilito con il cervello. In milioni di anni di evoluzione, le mani hanno affinato i loro movimenti stimolando lo sviluppo del cervello e il cervello a sua volta ha richiesto alle mani compiti sempre più raffinati.
In una stanza buia, ad esempio, le tue mani e le tue dita diventano i tuoi occhi e comunicano al tuo cervello, posizione, ostacolo, velocità ecc.

Il movimento di lancio e di percussione che inizia nelle gambe, progredisce attraverso i fianchi, busto e braccia e alla fine impatta l’energia cinetica accumulata sulla mano o sulle mani che impugnano l’arma”.
(Young 2003).

L’evoluzione del nostro cervello è collegata ai cambiamenti anatomici della mano.
Il cervello umano si è sviluppato solo a partire da quando gli ominidi hanno imparato a usare gli strumenti in modo sempre più abile. Milioni di anni fa, i nostri antenati iniziarono a usare le mani non solo per spostarsi. Erano in grado di utilizzare «martelli» in pietra in modo elementare. Le mani afferravano carichi pesanti e attutivano l’impatto a terra. Per i primi cacciatori, il lancio di precisione si rivelò un fattore di sopravvivenza: chi lancia meglio ottiene più prede e può mangiare meglio; di conseguenza, rimane efficiente e fertile e non diventa preda a sua volta.

Il neurologo Calvin (1997) ritiene che sia stata proprio la capacità sempre più differenziata di lanciare con precisione a far crescere il cervello. Infatti per effettuare un lancio di precisione è necessario impiegare cellule nervose sempre più sincronizzate.
Prendere una mazza in mano, mirare con precisione e poi lanciarlo rappresenta un’enorme sfida fisiologica.
Il lancio di precisione richiede lo sviluppo della capacità di creare una rappresentazione mentale dell’obiettivo. Inoltre bisogna «calcolare» quali movimenti sono necessari per raggiungere tale obiettivo. Dev’essere poi sviluppata la coordinazione dei movimenti tra mano, braccio e spalla e il movimento di tutto il corpo. Il braccio si tende insieme a tutto il corpo. Come in una catapulta, il corpo deve essere in grado di creare tensione per permettere una rapida accelerazione della mano. Al contempo l’oggetto da lanciare deve essere rilasciato al momento giusto.
I nostri antenati, effettuando lanci durante la caccia, svilupparono una coordinazione «predittiva» tra tempo, spazio e sforzo del corpo, cosa che richiedeva un numero sempre maggiore di connessioni neurali. Questo potrebbe essere il motivo alla base della crescita relativamente rapida del volume cerebrale dei nostri antenati.

Immaginate ora, che se al posto di quella lancia, ci fosse un moderno Steel Mace.

Il sistema mano-mente è al centro della vita umana

Come molte ricerche neuro-scientifiche hanno dimostrato, la mano è un potente organizzatore dell’esperienza e ricopre un ruolo centrale nei processi cognitivi. Milioni di anni di evoluzione hanno affinato la sua natura di strumento che, attraverso il collegamento con il cervello, ci permette di pensare e provare sentimenti. Non è un caso che Immanuel Kant, filosofo tedesco, intuendone la natura, scrisse: “La mano è la parte visibile della mente”.
Sensazioni tattili, come se fosse una parte del corpo. È quello che percepisce il cervello quando ha in mano uno strumento che viene sollecitato esternamente.
A dirlo è lo studio “Somatosensory cortex efficiently processes touch located beyond the body” pubblicato su Current Biology, dove i ricercatori, usando l’elettroencefalografia (EEG), hanno scoperto che la posizione dell’impatto sullo strumento veniva decodificata attraverso la dinamica neurale della corteccia somatosensoriale primaria e dalle regioni parietali posteriori. Le stesse che si attivano quando il contatto avviene direttamente sul corpo.
Lo studio ha così dimostrato che il nostro cervello applica la percezione tattile del corpo ad un oggetto, come un’estensione del corpo.
La capacità di reazione può essere migliorata, ma essa dipende dal sistema nervoso e in particolare dalla sua capacità di trasmettere gli impulsi nervosi all’apparato locomotore. Gli esercizi di reazione permettono di migliorare la capacità di concentrazione, di anticipazione e quindi, in ultima analisi, la capacità di reazione.
Inoltre innumerevoli studi hanno dimostrato i benefici per il cervello dell’esercizio e dell’apprendimento di nuove abilità fisiche. L’apprendimento di nuove abilità fisiche connette il corpo e il cervello in maniere incredibili, forse mai viste prima.
La propria presa può anche essere un indicatore importante della propria salute generale, tra salute del cuore e forza muscolare.

Uno studio nel Journal of Strength and Conditioning Research (Ideal Cardiovascular Health, Handgrip Strength) ha concluso che la forza della presa è un predittore della resistenza muscolare e della forza complessiva, ed è correlata in maniera diretta a un minor rischio di infarto e ictus.
“La forza della presa potrebbe salvarti la vita”, quindi si oserebbe dire. Questo nel senso letterale, ma se un calo della forza di presa precede un calo della forza complessiva, questo di solito è la causa principale del fatto che gli anziani a volte non sono in grado di vivere in modo indipendente.

Come ho scoperto lo Steel Mace

La prima peculiarità che il Master Trainer Emilio Troiano mi fece notare sull’utilizzo dello Steel Mace (e che poi mi portò a voler diventare Istruttore di Steel Mace Training), fu proprio la sua caratteristica intrinseca di permettere i “cambi mano” in molteplici modi durante ogni esercizio, cosa che con le normali Clubbell (clave) non è possibile fare, allenando così la presa in modo molto più dinamico.

Il Grip è la posizione che le mani assumono per impugnare l’asta dello Steel Mace. Una buona impugnatura è importante per muovere lo Steel Mace senza uno sforzo inutile ed eccessivo, esso permette di controllare l’inerzia della “palla” compresi gli effetti che possiamo dare con l’aumentare della nostra esperienza.
Chi ha un buon Grip può rispettare i fondamentali del movimento anche durante degli spostamenti delle gambe sul piano sagittale, frontale e trasverso.

All’inizio della pratica con esso bisognerà impugnare l’asta in modo meccanico, suddividendo i movimenti che portano ad un Grip corretto, staccando le mani dopo la fine di ogni oscillazione, per riprendere l’impugnatura con le mani in totale sicurezza, fino al momento che si sarà in grado di prendere l’asta in movimento senza guardare le mani, come quando in auto si guarda la strada e non il volante, ricordando che una buona impugnatura e una buona posizione del corpo sono ognuno di essi il 50% del risultato efficace.

Uno dei principali compiti scientifici e pratici nello sport è aumentare l’efficienza e prevedere la crescita della performance generale, e difatti, in uno studio del 2016 pubblicato su Researchgate (Handgrip strength as an indicator for predicting the success in martial arts athletes), i ricercatori conclusero che la forza della presa della mano era un indicatore utile per predire il successo negli atleti di Arti Marziali e Sport da Combattimento.

Cosa penso dello Steel Mace

Tra i più famosi artisti marziali nell’immaginario del Sol Levante, i Ronin (“uomini onda”) erano Samurai senza padrone che vagavano senza meta per il Giappone. Fu il loro errare per le terre nipponiche che fece scaturire famose storie di sfide e scontri lungo il cammino, e fu così che questi abili guerrieri, viandanti, sempre con un bastone lungo come appoggio per il viaggio, celavano in essa un’arma improvvisata.

L’allenamento con lo Steel Mace mi ricorda persino l’utilizzo del BO (quest’arma tradizionale del Giappone, nonché una delle prime usate dall’uomo) poiché utilizza la forza trasversale, in quanto sviluppa movimenti su piani differenti (multiplanari) costringendo ad una continua coordinazione e bilanciamento; allenando così la stabilità, moltiplicando la capacità di produzione della forza e stimolando enormemente i modelli neuromuscolari necessari al combattente.

Allenando la forza rotazionale ed angolare dei muscoli, è estremamente utile per i pugili e lottatori poiché allena la forza della presa, dei polsi e degli avambracci in maniera eccezionale durante l’esecuzione di movimenti globali che interessano tutto il corpo.

In poche parole lo Steel Mace è un attrezzo eccezionale, e se lo pensiamo come gli antichi guerrieri che già la utilizzavano sul campo di battaglia, “Micidiale!”

Video Workout di esempio

Di seguito un video di esempio delle straordinarie applicazioni dello Steel Mace per gli Sport da Combattimento e le Arti Marziali.

Buon Steel Mace Training a tutti!

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