24/03/2022

Dalla rottura del Legamento Crociato Anteriore del ginocchio ad una nuova percezione corporea e psichica

di Tommaso Rigutto
Indice

Da Laureato in Scienze Motorie a Istruttore WTA

Diventando WTA Trainer, ho da subito compreso la qualità e la professionalità del Metodo stesso: diverso da tutto ciò che prevede una pratica settoriale ed analitica di un gesto motorio. Dedicandomi in questi anni completamente alle tecniche proposte dal Metodo WTA, ho appreso prima di tutto quanto la pratica costante e meticolosa, nonché la perseveranza nello svolgere gli esercizi, favoriscano la conoscenza del proprio corpo e la necessità di riscoprire i movimenti primordiali.

Il Metodo WTA applicato al recupero funzionale del ginocchio post-intervento di ricostruzione del LCA

Da quando mi sono formato nella WTA Academy, applicando quotidianamente ed esclusivamente questo Metodo, ho avuto modo di seguire diverse problematiche dovute alla non corretta postura dei miei assistiti.
Alcuni mesi fa sono stato contattato da un ragazzo, che lamentava dolori all’articolazione del ginocchio destro.
Il cliente, Gabriele C., lavora come autista presso un colorificio della zona (provincia di Pordenone) e nel tempo libero pratica calcio a livello agonistico.
Operato in precedenza, a causa della rottura del LCA (Legamento Crociato Anteriore) del ginocchio, con interessamento dei menischi sia mediale che laterale, e non avendo eseguito alcuna fase riabilitativa post-intervento di tipo globale (che non si limitasse alla sola articolazione del ginocchio, ma che includesse un riequilibrio posturale dell’intero corpo), presentava dolori alla zona lombo-sacrale del rachide.
A seguito di un’accurata anamnesi posturale della persona, accompagnata da una valutazione funzionale finalizzata alla stesura del programma di allenamento, ho ritenuto opportuno iniziare un percorso basato sulla mobilità articolare a corpo libero, impiegando il Sistema Primitive Functional Movement®.
Dai test di valutazione motoria della persona, emergeva un livello basic (principiante), per cui in fase di stesura della programmazione specifica, secondo le linee guida WTA, ho utilizzato gli esercizi che fanno riferimento alle prime tre posizioni di lavoro del PFM.
Ho evidenziato durante la valutazione visiva statica un atteggiamento in varo delle ginocchia e piedi leggermente cavi; osservando il soggetto lateralmente sia dal lato destro che sinistro, ho riscontrato una leggera cifosi dorsale, una marcata retroversione del bacino; posteriormente varismo a livello delle ginocchia con caviglie tendente al varo.
Effettuando i test motori dinamici, importanti per la valutazione riguardo ogni aspetto del mio cliente, durante l’esecuzione di affondi in avanti con torsione si evidenziava un’ importante rigidità, associata ad una instabilità durante il movimento.
Il Primitive Functional Movement® è un sistema che ritengo determinante, non solo per costruire le fondamenta psico-fisiche di un atleta, ma anche per tutte le persone comuni che si affacciano al mondo dell’allenamento fisico generico.
Ho scelto di adottare tale metodo con il mio cliente in quanto il Primitive è nato per consolidare le basi di consapevolezza e di mobilità articolare fondamentali per poter in seguito aumentare i livelli di forza, resistenza, velocità e potenza.
In particolar modo contribuisce alla capacità di potersi muovere nello spazio in maniera consapevole, stabilizzando le articolazioni durante i movimenti ed esser in grado di saperle coordinare in sequenze motorie.
Si tratta di un sistema di allenamento che permette di allenare non solo i muscoli, ma anche le articolazioni e il tessuto connettivo che costituisce le fasce e dà vita alle catene muscolari.
Allenandosi direttamente a terra, quindi a contatto con il suolo, il cliente ha immediatamente percepito condizioni di stress a causa della scarsa libertà di movimento tipica dei lavori in piedi, ma con il passare del tempo, lui stesso ha colto i benefici e i giovamenti a livello fisico e posturale, riscoprendo inoltre quanto sia importante il tatto come ripresa di coscienza del proprio corpo nello spazio.
L’ostacolo più rilevante era una considerevole rigidità a livello del complesso articolare anca-bacino (appurata durante i test di valutazione).
Quest’ultima è un’ articolazione assai importante per l’integrità della regione lombare e del ginocchio, in quanto le strutture dipendenti da essa sono il rachide lombare, gambe, ginocchia e caviglie.
Tutto ciò comportava per il soggetto considerevoli problemi quotidiani, oltre che fisici anche psichici, in quanto il tutto ricadeva sull’errato controllo posturale.
La postura corretta infatti è fondamentale per mantenere le posizioni o eseguire i movimenti senza incorrere in dolori articolari o sovraccarichi, poiché la posizione di equilibrio del corpo si ha quando tutte le componenti essenziali del movimento del corpo umano sono in perfetto equilibrio e funzionalità: i sistemi scheletrico, legamentoso, muscolare e nervoso oltre al sistema fasciale, che riveste non poca importanza.
Osservando in maniera scrupolosa il mio cliente, ho potuto analizzare come un disequilibrio di forze e rigidità dei muscoli che si inseriscono sul ginocchio (Ischiocrurali, Quadricipite, Popliteo, Gemelli, Sartorio e gli Adduttori) influiva negativamente non solo a livello dell’anca, ma ovviamente sull’intera postura del corpo.

La programmazione che ho utilizzato nel recupero funzionale per il mio cliente

Nella programmazione che ho seguito ho utilizzato le conoscenze apprese al corso di Formazione WTA sul Sistema RCF® (Riprogrammazione Corporea Funzionale) e il Primitive Functional Movement®, seguendo in maniera accurata i vari step di lavoro.
Utilizzando le linee guida del Sistema RCF, ci si pone come obiettivo quello di ridare una corretta impostazione dell’equilibrio fisico dell’intero corpo.
L’intento è rieducare il cliente ad usare i suoi principali fulcri di movimento (anche e cingolo scapolare) e quelli di stabilità del corpo (ginocchia nel caso del mio cliente), efficacemente sia negli esercizi fisici pratici che nei movimenti quotidiani.

Durante il primo Mesociclo, composto da quattro settimane più una di scarico, l’obiettivo era ridare un’impostazione posturale corretta e occuparsi della mobilità articolare dell’area coinvolta (bacino, anche e caviglie).
Durante le prime due settimane nei giorni di allenamento abbiamo lavorato in maniera scrupolosa sulla spiegazione tecnico-pratico riguardo gli esercizi di Joint Mobility in particolar modo per il cingolo-scapolo-omerale e per il cingolo anca-bacino (spalle avanti-dietro, spalle dx-sx, torace- scapole, bacino avanti-dietro, anca e colonna, ginocchio e caviglia).
Verificato il corretto apprendimento da parte del mio assistito, tramite accurate spiegazioni, il cliente ha potuto praticare queste esercitazioni anche a casa propria con cadenza giornaliera.
In seguito le sedute di allenamento in presenza invece venivano potenziate con altri esercizi di mobilità articolare da in piedi, tecnicamente più complessi: migliorando la mobilità articolare e la stabilità articolare assieme a protocolli di lavoro a terra del Sistema Primitive Functional Movement®, i quali permettevano al mio assistito di lavorare non solo focalizzandosi sull’area di maggior interesse, ovvero l’anca-bacino, ma, eseguendo esercizi globali, anche l’area del complesso Scapolo- Toracico-Omerale e l’area del Core venivano chiamate in causa.
Seguendo le linee guida del Sistema RCF, i protocolli di lavoro di Primitive Functional Movement® utilizzati durante le sedute di allenamento prevedevano esercizi di livello principiante (parametri 4- 5).
Le sessioni di allenamento durante le prime due settimane erano tre, in seguito si è passati a due giornate di lavoro e duravano un’ora circa ciascuna.
Riproponendo i test a fine Mesociclo i risultati ottenuti permettevano di poter introdurre nuovi esercizi con l’utilizzo di un carico esterno.
In particolar modo il cliente, in questa fase del percorso, mi ha riferito come il dolore iniziale della zona lombare del rachide, fosse notevolmente diminuito durante le attività quotidiane, e mi ha comunicato come il lavoro svolto fin ad ora gli stesse facendo riscoprire il proprio corpo.

Di conseguenza ho programmato il secondo Mesociclo di cinque settimane, proponendo ad ogni seduta di allenamento una fase di riscaldamento (warm up) con esercizi di Joint Mobility e Primitive, seguiti da una parte centrale potenziata, attraverso l’utilizzo del Suspension Training e delle Kettlebell. Così facendo il cliente ha potuto aumentare la mole di lavoro eseguendo esercizi con il supporto degli attrezzi e continuando comunque a lavorare sempre sulla mobilità articolare.
L’utilizzo del Suspension Training ha permesso al mio cliente di eseguire esercizi con focus sul detensionamento mio-fasciale attivo, ha potuto lavorare sulla stabilità tramite posizioni isometriche, migliorando così la propria coordinazione e i propri livelli di forza (eseguendo esercizi come Isometric Hamstring Position e Isometric Bridge).
Inoltre gli esercizi di Mobilità Articolare in catena mio-fasciale eseguiti tramite l’utilizzo del Suspension Training, come l’Hips Flexors braccia in apertura, la Catena Laterale e la Catena Anteriore, sono stati quell’aggiunta significativa che ha favorito un notevole miglioramento già dalle prime sedute.
Con le kettlebell ha potuto incrementare la propria coordinazione e forza tramite esercizi come il Deadlift; esercizio fondamentale per un lavoro globale dell’intero corpo, rinforzando la connessione tra cingolo pelvico e cingolo scapolare, potenziando così di riflesso la stabilità del rachide intero.

La progressione del lavoro è iniziata con la mobilità articolare per poi passare ad una stabilità articolare, quindi ad una coordinazione globale dell’intero corpo nello spazio.
Alla fine dei due mesocicli di lavoro i risultati ottenuti erano evidenti: la mobilità dell’area interessata era migliorata, la postura dell’intero corpo ne aveva tratto beneficio e di conseguenza il dolore al ginocchio era scomparso, così come quello della zona lombo-sacrale del rachide.

Tramite una meticolosa programmazione i benefici ottenuti si riflettevano soprattutto sulla vita quotidiana del mio assistito, scomparsi tutti quei fastidi articolari che in precedenza influenzavano anche la sua psiche.

Riflessione finale

Il cliente, entusiasta, continua ad allenarsi tutt’ora attraverso il Metodo WTA, scoprendo gesti motori sempre più complessi: superando i propri limiti sessione dopo sessione ed incrementando i propri livelli di forza attraverso l’utilizzo di protocolli di lavoro sempre più complessi e motivanti.

Per concludere, ritengo il Metodo WTA un valido sistema di allenamento che permette, a chi lo utilizza con dedizione e costanza, di scoprire il proprio potenziale fisico, attraverso esercizi che costruiscono costantemente capacità progressivamente sempre maggiori.
Il tutto permette all’individuo di evolversi anche dal punto di vista mentale, a livello della consapevolezza del proprio corpo e delle sue proprie capacità.

Riporto le considerazioni espresse dal mio cliente a seguito della scoperta del Metodo WTA: ”Innanzitutto, da quando mi alleno attraverso il Metodo WTA, ho preso reale coscienza del mio corpo. Ho compreso il giusto modo di svolgere vari esercizi, anche i più banali, come un semplice Push-up; inoltre devo ammettere che entrando in simbiosi con le zone muscolari più forti, ho molti benefici anche in tutte le altre azioni della quotidianità in generale! Capendo i movimenti corretti e le giuste zone da coinvolgere, trovo anche molto più semplice fare esercizi che inizialmente non riuscivo ad eseguire senza avere dolori articolari o muscolari. E’ cambiata l’intera visione del metodo di allenamento e di benessere fisico. Continuerò a consigliare e incitare chiunque abbia interesse verso ciò che proponi senza indugio e grazie per avermi fatto scoprire questo Metodo”.

Il corso di Formazione che mi ha fornito linee guida chiare ed efficaci per il recupero funzionale e posturale dei miei clienti

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