Il lato oscuro dell’Allenamento Funzionale: la Biomeccanica!

La Biomeccanica in Palestra? Quanti la considerano?

Nell’allenamento fisico si prendono di mira gli obiettivi finali di un programma e si punta a delineare le strategie più rapide per raggiungere quel determinato target.

Chi vuole dimagrire, vuole farlo il prima possibile. La persona che svolge un programma di allenamento per la riabilitazione, non vede l’ora di venirne fuori. L’atleta che si prepara in vista della gara, lo fa perché ambisce a vincerla.
Allora assistiamo a innumerevoli sessioni cardio/aerobiche da parte di chi vuole perdere grasso; la ricerca esasperata dell’esercizio miracoloso per risolvere il problema muscolo-articolare di turno; allenamenti forsennati per prepararsi al giorno della gara.

Ma se l’obiettivo deve essere tenuto sempre ben in mente, perché è quello che preme alla persona, e rappresenta la sua motivazione a portare avanti un programma di allenamento, non bisogna farsi prendere dall’illusione di “facili scorciatoie”.
Ci sono dei passaggi obbligati da rispettare. Bisogna fare i conti con i “propri limiti”. 
E sapete quali sono quelli che meno piacciono a chi si allena? Quelli che concettualmente sono più lontani dal proprio obiettivo!
Non è difficile convincere chi vuole incrementare la propria massa muscolare ad allenarsi coi sovraccarichi. Come non lo è chiedere il massimo dell’intensità ad un atleta che vuole essere più performante in gara. Forse la persona che più facilmente tende ad affidarsi al suo Trainer è quella che vuole venir fuori da un problema fisico, ma solo perché il dolore è un “grande insegnante di vita”. Come quando hai male ai denti e vai dal dentista, ti affidi a lui perché non ne puoi più di non riuscire a dormire la notte!

 

Ma siamo sicuri che basti correre contro il tempo in un’unica direzione?

Ebbene, il corpo umano ha le sue dinamiche, e gli interessa poco che tu voglia raggiungere il tuo obiettivo attraverso le scorciatoie, e se ci provi, te la fa pagare a caro prezzo!
Il mondo dello Sport e delle Palestre è pieno di atleti e appassionati che si allenano con costanza, senza tuttavia migliorare significativamente!
Anzi molto spesso per assurdo la situazione peggiora col proseguire dei mesi. Questo accade quando non si rispettano le dinamiche biomeccanico-motorie e fisiologiche del corpo umano.

Le scienze che regolano il funzionamento del corpo in movimento parlano chiaro. Non ci può essere spazio per l’improvvisazione o la pigrizia. Bisogna solo seguirle, ascoltare il proprio corpo e mettere in pratica ciò che ti chiede!

Dalla Corsa alla Palestra, errori grossolani facili da evitare se rispetti la Biomeccanica!

 

Quando ti alleni il tuo corpo vuole muoversi per come è fatto (Anatomia e Fisiologia Articolare) e per come funziona (Fisiologia e Biomeccanica).

Se vai a correre perché ti hanno detto che con la corsa dimagrisci, devi avere adeguati parametri articolari per farlo. Non basta spostare una gamba davanti all’altra. Devi saper utilizzare l’anca come fulcro articolare primario della corsa. Ma se sei un sedentario per la maggior parte delle ore della tua giornata, e negli anni ti sei creato una rigidità di anche da fare invidia a un comodino (ileopsoas, ischiocrurali, tensore della fascia lata, adduttori), come puoi pretendere che quando ti alzi in piedi e vai a correre, tu possa utilizzare i muscoli estensori delle anche (glutei ed ischiocrurali) per spostare le gambe. Lo farai esclusivamente con i muscoli flessori delle anche (ileopsoas e retto femorale) e con gli estensori delle ginocchia (quadricipiti), con la risultante di infiammarti il tendine rotuleo e l’ileopsoas.
Davvero credi che basta muoversi, per correre?
E’ come dire che basta che la tua automobile ti porti da un punto A ad un punto B, senza curarti di come la guidi la macchina. Probabilmente in qualche modo ci arriverai pure al punto B, ma nel frattempo avrai distrutto la macchina se guidi a occhi chiusi!
Allora, se alla tua macchina ci tieni, dovresti tenerci anche al tuo corpo, alla tua struttura articolare, che è quella che ti permette di stare in salute nei movimenti non solo durante l’attività sportiva, ma anche nelle normali attività quotidiane che fai ciclicamente!

Se sei un ragazzotto dalle belle speranze che si allena in palestra con l’obiettivo di crearsi un fisico forte e muscoloso, ma quello che hai ottenuto fino ad ora non è altro che un “ammasso di carne casuale e disorganizzato” che, nel momento in cui gli chiedi di fare qualcosa di utile (a te e agli altri) durante la giornata, si rifiuta categoricamente di collaborare… forse è il caso che inizi a farti delle domande!
Davvero pensi che basti stimolare un muscolo alla volta, facendolo aumentare di spessore, per poter utilizzare il tuo corpo per essere più forte e prestante? Ma se quando ti alzi la mattina sei tutto un dolore articolare che fai fatica a capire da dove viene, e prima di riuscire a fare un movimento compiuto devi organizzarti almeno un quarto d’ora! Ma davvero vuoi vivere così? Domani che hai un figlio, neanche riuscirai a giocarci assieme, se non con la Playstation! E se non ti interessa avere eredi, devi sperare di avere sempre una vita pacifica dove non ti deve mai capitare nulla di imprevisto. Se già un giorno ti rincorre un Pitbull, sei fregato! Anche perché agli occhi dell’amico Pitbull, una preda così, quando gli ricapita, “un banco frigo di pezzi di carne prontamente disponibili”, e a kilometro zero!
Se poi ti interessa poco di essere fisicamente operativo, e ti basta essere esclusivamente esteticamente grosso (perché per qualche arcana ragione ti sei impiantato in testa quei canoni), ricordati che durante un qualsiasi esercizio che fai, i muscoli che vuoi stimolare passano sulle articolazioni (una per i muscoli mono-articolari, due per i muscoli bi-articolari, più articolazioni per i muscoli pluri-articolari), e per coinvolgerli devi saper muovere le articolazioni a cui fanno riferimento. O pensi che basi spostare al braccio dal punto A al punto B per stimolare i pettorali, e poi magari lo fai con i gomiti in linea con le spalle e i dorsali disattivati, e ti lamenti che senti lavorare i deltoidi anteriori e i tricipiti (oltre ad aver bisogno degli impacchi miracolosi dello “stregone del villaggio” di turno per disinfiammare il tendine del muscolo sovraspinato e il tendine del tricipite)?

Sei una ragazza, fai gli Squat perché oramai, grazie al dilagare dei “post degli esperti” di training sui social, lo hanno capito pure i muri che per avere glutei tondi e sodi, devi stimolarli con un carico importante, e lo Squat è il “must” dei glutei (anche se per anni sei stata una fan sfegatata dei calci posteriori a vuoto nell’aria).
Ma poi non estendi ed extra-ruoti le anche alla fine della fase concentrica (troppa fatica penserai), e dopo mesi di allenamento non ti resta di camminare col bacino “a papera” per mostrare un minimo di forma glutea…., ma nel compenso ti sei costruita quadricipiti da fare invidia al “Cipollini dei tempi d’oro” e per la “prossima vita” ti sei prenotata un tendine rotuleo, un ileopsoas e delle nuove vertebre lombo-sacrali in “adamantio”!

La Riabilitazione Funzionale? Non funziona se la fai così!

Fermi, non è finita qui…

Vogliamo parlare della “riabilitazione in palestra”? Ti fa male la spalla e cosa fai? Gli extrarotatori con gli elastici… La logica quale è? Visto che hai una postura delle spalle chiusa in avanti come un riccio infreddolito, allora rinforzando due minuscoli muscoletti extrarotatori dell’omero (sottospinato e piccolo rotondo), pensi di contrastare la forza di muscoli grossi e potenti che fanno il movimento opposto, la intrarotazione dell’omero (grande pettorale e gran dorsale).
E’ come dire che guidi una Smart, fai un frontale con un autotreno e pensi di riuscirne vivo. Evapori nell’etere!

Riabilitazione post ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio, cosa si fa? Anziché stimolare l’arto inferiore a muoversi sotto carico gravitazionale attraverso movimenti che fanno capo all’articolazione dell’anca, con l’assistenza della caviglia (articolazioni distali rispetto al legamento operato), no, via di Leg Extension, portando il fulcro del carico esattamente nel ginocchio, articolazione che non solo è la stessa del legamento, ma che addirittura viene attivata con il movimento di estensione, quello che stressa maggiormente il neo-legamento. Praticamente il “suicidio” del legamento crociato anteriore!

Hai male al collo e lo allunghi con esercizi di Stretching settoriali, anziché lavorare sul riposizionamento dell’intero cingolo scapolare? Signori, i muscoli non sono degli elastici… Un muscolo troppo lungo, al pari di uno troppo corto, non funziona correttamente e crea pericolosi scompensi sulle strutture articolari che gli stanno sotto!

Hai la scoliosi e ti hanno “suggerito” di andare a nuotare in piscina, senza prima esserti “resettato” biomeccanicamente dai vizi posturali acquisiti (e oramai cronici), con un lavoro di mobilità delle anche, stabilità del bacino e del rachide lobare, mobilità del rachide dorsale e del torace, stabilità delle spalle e mobilità delle scapole? A meno che non ti immergi “nell’acqua santa di Lourdes”, non farai altro che aggravare la tua situazione!

Preparazione Atletica e Biomeccanica? Siamo sicuri che la rispetti?

 

Signori, è un mondo difficile!

L’atleta che vuole saltare più in alto, cosa fa? Jump Squat come se non ci fosse mai più un domani.
Ma come li fa? In fase eccentrica porta il fulcro sulle ginocchia, in fase concentrica estende le ginocchia e rimane flesso con le anche. Bene, “peccato” che i muscoli più potenti che entrano in gioco nella dinamica di un salto sono i muscoli estensori delle anche (glutei e ischiocrurali), e se non li pre-carichi durante la fase eccentrica portando il fulcro nelle anche (flessione sagittale e frontale delle anche associate all’antiversione del bacino e all’abduzione delle gambe), non potranno esprimere forza nella successiva fase concentrica, e per saltare non ti resta che estendere le ginocchia (articolazione piccola e debole rispetto alle anche), attraverso i quadricipiti, con la risultante non solo di saltare come un “ippopotamo gravido”, ma di crearti anche una bella tendinopatia rotulea!

E’ un dramma!

Vogliamo parlare degli atleti che nei propri protocolli di allenamento eseguono solo esercizi sul piano sagittale (stacchi, panca piana, push up, affondi sagittali, rematori….) e frontale (pull up, squat, overhead press…)?
Ma se in gara tutti i movimenti che fai richiedono stabilità, agilità, reattività, velocità, potenza soprattutto sul piano trasverso, come speri di poter avere queste capacità se non le alleni nelle tue sessioni in palestra?
Per grazia ricevuta dal tuo protettore spirituale?

Santa Biomeccanica di Eracle!

E di casi ne possiamo citare per ore anche nei gesti tecnici specifici delle discipline sportive:
– il nuotatore che solleva le spalle, il pugile che le antepone (ed entrambi vorrebbero avere a disposizione la forza del gran dorsale per gestire in velocità e potenza i movimenti delle braccia);
– il ciclista che pedala in retroversione del bacino (precludendo l’attivazione degli ischiocrurali);
– il centometrista che sprinta senza extra-ruotare l’anca (limitando l’azione dei muscoli propulsori delle anche, i glutei, alla pura estensione ed impedendo al tronco di reclutare velocità in torsione);
– il calciatore di fascia che corre senza estensione delle anche ( e poi si crea lesioni muscolari ai flessori delle ginocchia);
– l’altro calciatore, quello di centrocampo che ha la catena mediale a livello degli adduttori tesa come le corde di un violino austriaco, e gli addominali deboli come quelli di una donna che ha appena subito un parto cesario, e che passa 7 dei 9 mesi della stagione calcistica in infermeria nel tentativo di “curare” la pubalgia (basterebbe ristabilire l’ordine motorio nelle anche e potenziare l’INTERA catena mediale su tutta la sua lunghezza);
– il giocatore di pallacanestro che esegue i cambi di direzione portando il fulcro nelle ginocchia (senza un ruolo attivo degli ischiocrurali e degli adduttori, le ginocchia non riescono a contrastare le forze di taglio nei cambi di direzione con i soli legamenti, con la risultante di portarli in rottura);
– il tennista e il golfista che non usano la forza del gran dorsale per stabilizzare le spalle sul tronco, e colpiscono la pallina esclusivamente coi movimenti del gomito (causandosi infiammazioni tendinee croniche agli epicondili);
– lo sciatore rigido di anche e caviglie che scia con le ginocchia (poveri legamenti e menischi!);
– la pallavolista che va in ricezione con le spalle elevate e anteposte, il bacino in retroversione e le ginocchia in valgismo (un cumulo di disastri biomeccanici!);
– l’atleta di taekwondo che con tutti i calci senza controllo motorio muscolare che da, si è creato un’artrosi d’anca avanzata e una lesione acuta dell’ileopsoas, che gli fanno vedere le stelle ad alzarsi e sedersi da una sedia, figuriamoci quando prova a dare un calcio alto laterale!

La sostanza non cambia, la Biomeccanica dei movimenti rimane mestamente scritta sui libri…..

Se realmente vuoi migliorare, devi applicare la Biomeccanica con perizia in ogni allenamento che fai!



Ma come deve essere questa Biomeccanica? Basta studiarla in relazione alle singole articolazioni che di volta in volta vengono chiamate in causa nel dato movimento?

Lo puoi fare se pensi che il corpo umano si muova “a compartimenti stagni”, ma se vuoi essere in grado di eseguire movimenti coordinati ed efficaci, devi muoverti in maniera globale e multi-planare. Allo stesso modo devi conoscere come i fulcri articolari del movimento del corpo umano si muovono in relazione tra loro per generare movimenti sicuri ed efficaci.

La risposta è conoscere ed applicare la Biomeccanica Globale Funzionale che ti insegna a gestire in maniera multi-planare:
– ogni movimento degli arti inferiori in capo al fulcro articolare anca e con l’assistenza delle ginocchia e delle caviglie;
– ogni movimento degli arti superiori in capo al cingolo scapolo-omerale toracico e con l’assistenza dei gomiti e dei polsi;
– ogni movimento delle anche e del cingolo scapolare con la collaborazione della colonna vertebrale;
– ogni movimento complesso con la progressiva alternanza di carico tra i due fulcri anca e cingolo scapolare e la continua assistenza del tronco.

L’attività fisica è un “farmaco” potentissimo, ma attenzione che
anche i “farmaci” possono creare effetti collaterali se li usi senza criterio!